E’ una fresca mattina di fine estate quando inizio in solitaria il sentiero che mi accompagnerà fino alla sommità del monte ed alla villa. Il silenzio è interrotto solamente dal rumore dei mie scarponcini e le soste sono frequenti per poter godere appieno del magnifico panorama che si assapora salendo.
La villa del polacco appare improvvisamente in tutta la sua maestosità e nonostante sia ormai divorata dai crolli e percossa dall’incuria riesce ancora a suscitare nel viandante dell’abbandono delle sensazioni che facilmente la fanno immaginare piena di vita e di amore.
Poco rimane dei tre piani e delle sue dodici stanze, la natura sta occupando i suoi spazi vuoti e l’esplorazione interna risulta molto pericolosa ed assolutamente da evitare. Non ho fretta ed è facile lasciarsi andare alla sosta ed al ricordo.
Riprendo il cammino portandomi dietro quella eterea felicità che Sigismondo ed Elisa hanno donato a Villa Belvedere e che ancora la avvolge e la sostiene.