Mi sono imbattuto per caso in questa scuola elementare statale abbandonata e due cose mi hanno spinto alla sosta: una vaga somiglianza con quella che ospitò il mio primo giorno ed un cartello con la scritta “vendesi” che mai avevo trovato davanti ad un edificio del genere.
I lunghi corridoi sui quali si affacciano le aule mi circondano di offuscati ricordi, indelebile quel grembiulino bianco con fiocco azzurro la cui maniche ben presto avevo trasformato in matite e gomma da cancellare rendendolo impresentabile, con “somma”, si fa per dire, soddisfazione di mia madre.
Lo stato in cui si trova la scuola mostra senza difficoltà i molti anni di abbandono, solo con fervida immaginazione si può ascoltare il suono della campanella e le corse verso gli appendiabiti che scandivano la fine della mattinata ed il ritorno alla “vita normale”…
Attraverso i suoi spazi abbastanza rapidamente e scendendo le scale mi invade una piacevole e nostalgica sensazione, ora uscirò e fuori là ad aspettarmi, come sempre, ci saranno loro, Liliana ed Ernesto.