Villa Morazzana


Da elegante dimora di campagna a residenza dell'oblio



Luogo: LivornoAnno di costruzione: cr. 1765Anno di abbandono: 2012Stato attuale: Degrado estremo
Nata come elegante residenza di campagna nel 1765 sui resti di una casa colonica, alcune mappe catastali dell’epoca indicano il luogo come Podere Morazza (dal dialetto emiliano mortadella), per volere del fiorentino Agostino Del Furia, vide negli anni avvicendarsi vari proprietari fino a che nel 1894 fu acquistata dal celebre soprano Gemma Bellincioni e da suo marito il tenore Roberto Stagno, i primi a interpretare “La Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni nei ruoli di Santuzza e Turiddu.
I due cantanti lirici la resero protagonista di grandi feste, ricevimenti ed attività mondane facendola diventare luogo cult per la Belle Époque nostrana.

Nai primi anni del ‘900 cambiò nuovamente la proprietà e divenne in seguito sede dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra per poi essere acquisita nel 1953 dalla Regione Toscana.
Dal 1977 è proprietà del Comune di Livorno che dopo interventi di restauro la destinò nel tempo a centro convegni e cerimonie, ostello della gioventù ed infine accoglienza migranti.

Come molte dimore del passato non manca l’aspetto sovrannaturale con storie di fantasmi ed eventi inspiegabili tanto che negli anni '80 furono chiamati dei medium per indagare su queste misteriose presenze e si narra che eteree figure lasciarono la loro impronta nei rollini fotografici...

Non è difficile trovare info sul web, io ho semplicemente fatto un collage di brevi e sostanziali notizie storiche tratte da varie fonti delle quali non ho conservato traccia ma che ringrazio per il loro prezioso lavoro.

Non sono mai stato un frequentatore di Villa Morazzana e non vi ero mai entrato fino a che una lunga camminata, come sono solito fare, mi ha portato davanti al suo cancello una volta sormontato da due leoni ma ormai crollato e ridotto a macerie, da viandante dell’abbandono mi è venuto spontaneo varcare la sua soglia e le sue porte completamente aperte.

Ambienti multicolorati e pitture anche di una certa originalità la rendono ancora un luogo “accogliente” nonostante l’estremo degrado di tutta la struttura ed i segni evidenti degli stolti che qua sono passati senza alcun rispetto per la sua e la nostra storia.

Non ho provato, come spesso invece mi accade visitando luoghi abbandonati, particolari emozioni e sensazioni e mi è stato difficile immaginarla piena di voci e di esistenze, di feste e canti, di serate mondane e rilassanti passeggiate nel parco, di una cosa però sono sicuro, ho visitato la residenza dell’oblio.






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